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É passato talmente tanto tempo che posso iniziare con il “c’era una volta”, credo.
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Sarò stato su quella spiaggia forse un paio d'ore.
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Pensavo l'altro giorno, che la creatività somiglia all'acqua.
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C'è ancora questa foto, che voglio pubblicare, da questo volo Londra-Torino di un giorno qualsiasi, di un tempo qualsiasi.
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E poi è successo che all'orizzonte, sopra le nuvole, sono apparsi degli archi, fatti di nuvole.
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E poi la tensione del volo si è dissolta.
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Mentre tornavo a casa da Londra, l'aereo passava alto sopra una spessa coltre di nubi (come scrivono nei romanzi).
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Ecco: metto questa foto qui, perché questa mescolanza di chaos e silenzio, di disordine e quiete, è una condizione che inseguo spesso.
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Siamo stati a Jinbōchō uno degli ultimi giorni del nostro viaggio.
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È quel che faccio da sempre, da quando ho preso in mano la prima macchina fotografica e ho premuto il pulsante di scatto: mi sembrava impossibile che così pochi ingredienti—luce, tempo, un po' di spazio—potessero portare a risultati tanto diversi.
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Mi ero preso un appunto, una volta, parecchi anni fa.
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Si aggiungono pezzi, su una questione di cui ho scritto tempo fa: sono sempre io, in fondo, quel che appare nelle foto che pubblico.
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Ho tradotto sistrall.it in inglese.
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Il 23 novembre questo sito ha compiuto 20 anni.
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Prima che di COVID-19, il 2020 doveva essere l'anno dell'esplosione dei podcast (che mi rende felice) e della rinascita dei blog personali (in questo caso la mia reazione istintiva è entusiasmo).
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Un paio d'anni fa mi sono iscritto ad un corso di scrittura creativa.
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In vita mia mi sono innamorato musicalmente due volte.
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Eravamo rimasti ai link: le parole che, se ci clicchi sopra oppure le tocchi, ti portano da un’altra parte.
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Mamma!